Incipit: "un figlio" e "le cose che non ho"

Il mio spacciatore di fiducia, che mi conosce bene, mi ha piazzato due piccoli deliziosi libri, che vanno benissimo nell'afa estiva





Tutto ebbe inizio il giorno che la maestra Sonia ci chiese una cosa. Dalle finestre si vedeva un sole giallo molto grande e le fogli degli alberi di palma si muovevano come quando papà si sveglia presto e mi fa ciao con la mano fuori dal portone della scuola, e visto che è inverno porta i guanti verdi. 
La maestra Sonia uscì dal banco, che è quello delle insegnanti perché è più grande, e diede due piccoli colpi al legno che riempirono l'aria di gesso. Le venne anche un po' di tosse. Nazia dice che è colpa del gesso, che ti lascia la gola come se avessi mangiato un polveròn e non avessi più saliva e a volte, se non bevi un po' d'acqua, vomiti pure.
"Adesso prima di fare ricreazione, voglio che rispondiate ad una domanda, bambini" disse.
Poi si girò verso la lavagna, prese un gessetto rosso e scrisse a lettere molto grandi:

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE


Alejandro Palomas. Un figlio. Neri Pozza.Traduzione Alessio Arena

Secondo voi potevo non innamorarmi di Guille che va alle elementari e da grande vuole esser Mary Poppins, che vive solo con il babbo e la cui mamma assente si chiama Amanda? La storia è narrata a tre voci: Guille, il protagonista assoluto, un bimbo che cerca nella magia la soluzione dei problemi suoi e del mondo; Manuel che si trova inadeguato a crescere solo un bimbo che a lui pare problematico fuori dalla sua capacità di gestione; Maria la "maestra" che cercherà di aiutarli. Ma poi ci sono anche Nazia l'amica pakistana di Guille, gli zii rugbisti che in modo goffo cercano di fare cerchio attorno a Guille e Manuel, la maestra Sonia che capisce che ci sono problemi ma non sa comprendere di cosa si tratti e quella pasticciona della maestra Clara. Una favola che dovete leggere prima che il vento cambi, il galletto segnavento ruoti e Guille prenda il volo con l'ombrello.





Si mente sempre a se stessi.
Prendete me, per esempio, lo so di non essere bella. i miei occhi non sono laghi azzurri in cui specchiarsi, occhi in cui gli uomini rischierebbero di annegare pur di essere salvati. Anzi direi che sono un tipo un po' in carne, forse un tantino abbondante. Del genere di quelle che stanno comode sedute in un posto e mezzo e quanto al corpo, be' credo che le braccia di un uomo di altezza media farebbero a fatica a circondarlo per intero. Non ho nemmeno la grazia svenevole di quelle alle quali si mormorano frasi infinite, tra un sospiro e l'altro, Proprio no. Io sono una da battuta secca. Da commento greve. Voglia allo stato brado, tutta carne e niente cotica.
Lo so bene.

Grégoire Delacourt, Le cose che non ho. TEA. Traduzione Riccardo Fedriga.

Jo non è bella, e leggendo la sua storia mi ha fatto venire in mente lei, la sua vita è mediocre e fatta di piccole cose, ma ha un'ancora di salvezza. Nel profondo si accetta e si ama, alla faccia di un marito scostante, di due figli ormai adulti, e tra loro molto diversi, un padre che, dopo un ictus, ha solo sei minuti di autonomia mentale . Jo ha le sue coordinate: la merceria rilevata alla morte della sua datrice di lavoro, il tricot e il suo blog di lavori femminili  Mani di fata che vanta accessi da capogiro, le sue due amiche gemelle, giocatrici compulsive al Lotto con una lista dei desideri che viene continuamente aggiornata.
Jo ama la sua vita, fondamentalmente si tratta di questo.
Jo mente, consapevole di mentire, ma si affeziona a quelle su bugie guarda il marito malato e pensa:
Ho visto gli anni sul suo viso, ho visto il tempo che ci allontana dai nostri sogni e ci avvicina al silenzio. Allora l'ho trovato bello (...) Ho pensato che se l'uomo più bello del mondo, più gentile, più tutto, apparisse qui, adesso, io non mi alzerei, non lo seguirei, non gli sorriderei neanche.
Poi succederà qualcosa che muterà per sempre il suo punto di vista, il destino e l'avidità stravolgeranno la sua intera esistenza. Libro dolce amaro, piccolo e, a mio giudizio imperdibile

Commenti

  1. è proprio vero. si mente sempre a se stessi.
    embrace
    d

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    1. Già, un abbraccio anche a te, Daniel

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  2. spesso capita di mentire a sé stessi, c'è stato un momento della mia vita in cui so ben presente di averlo fatto...

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