Oltre l'infame pietraia


Il mondo dallo Schildspitze



Ho annusato anch'io un'aria più sottile, si fa per dire, non scalo mica i tetti del mondo, mi limito ad affacciarmi dai balconi di grattacieli non costruiti dall'uomo, ma dal tempo e dalla natura, dalle acque, dai movimenti della terra, plasmati dal vento e riaggiustati dalla gravità; nessun architetto saprà mai ricreare tanta bellezza, bisogna farsene una ragione, la natura ha molta più fantasia, molti più volumi, molti più colori. L'uomo, per lo più, ha solo saputo rovinare la bellezza che aveva a portata di mano. Possiamo e dobbiamo stupirci davanti all'incanto della perfezione.
Non so ancora se tornerò con cadenza regolare in Südtirol, nonostante ormai manchino meno di dieci giorni al termine del contratto, e comunque mercoledì era il mio ultimo giorno, dato che questi contratti hanno un monte ore e il mio l'ho dissipato ancora mercoledì mattina, regalando qualche ora del mio tempo all'ospedale, visto che i pazienti erano prenotati e non è il caso che paghino loro il disservizio. Così abbiamo approfittato, mi sono fatta raggiungere dal 3/4 e siamo andati a camminare in alto, dove non ero mai arrivata fino ad ora.
Giovedì mattina, con le previsioni che la davano come la migliore giornata della settimana, abbiamo lasciato la nostra pensione nella alta Martelltal, collaterale della Vinschgau-Val Venosta, a 2100 metri, sotto il Cevedale e siamo partiti alla volta dello Schildspitze mt 3461. Il sentiero partiva a pochi metri dalla pensione, un lusso fare la colazione e uscire con gli scarponi indossati e lo zaino in spalla alle 8 meno un quarto. Dopo un ripido tratto in mezzo al bosco, si accedeva ad un lungo percorso in dolce salita lungo il torrente che graziosi ponticelli di legno ci permettevano di attraversare in più punti,

Quando salire era ancora lieve




piegavamo quindi a destra alle pendici di un secondo tratto erto, il primo sassoso di una serie, sempre accompagnati dalle acque del torrente che a tratti scorreva sotto i massi su cui procedevamo, invisibile ma sonora presenza. È stato quando abbiamo abbandonato il corso d'acqua che la salita si è fatta più impegnativa. Ad un certo punto decidiamo di chiudere e riporre i bastoncini per utilizzare anche le mani in appoggio su massi a tratti malfermi, superiamo questo tratto più impegnativo ed, essendo ormai in marcia da tre ore abbondanti, decidiamo di fermarci a dissetarci e fare un piccolo spuntino, ed è allora che, come un miraggio, dopo non aver visto "anima criata" , se non un paio di marmotte, insetti e farfalle, compare lui ed io penso di avere una visione mistica dovuta forse alla disidratazione: dal punto impegnativo, appena superato, compare un uomo con una bicicletta in spalla, perché, signori miei, i volpisti non erano sufficienti, sulle vette alpine, hanno fatto la loro comparsa i fainisti e costui era il primo di questa setta che trovavo sul mio cammino; io e il 3/4 lo osserviamo precederci lungo il sentiero e pare un sogno di quelli che fai quando hai mangiato pesante: su una erta infinita pietraia sempre più lunga e sconnessa, una donna, che ormai si va rimpicciolendo, consumata dall'interminabile cammino, insegue un uomo, dal passo sicuro solenne, che insegue un uomo mezzo nudo che reca in spalla, lungo l'infame petraia, una bicicletta. La donna più volte pensa, in quell'ultimo interminabile tratto, lunare e desolato di dare forfait, dato che la cresta non l'ha raggiunta nemmeno il portatore di bicicli che pure procede ad una velocità impressionante dati carico, fondo e pendenza, potrebbe accontentarsi già di quell'ottimo panorama

Mi è sembrato di vedere una vetta
Ma quando ormai la donna ha deciso di appendere gli scarponi al chiodo, il fainista masochista raggiunge la vetta e posa la bici, il 3/4 ringalluzzito si lancia in uno sprint finale e dopo poco la chiama a grandi gesti dalla vetta. La donna, che natura fece curiosa come una scimmia disse "si può fare!" e con una forza di volontà che ancora oggi stenta a credere farina del suo sacco li raggiunge. "Porca la miseria chi lo aveva tenuto nascosto fino a quel momento tanto mondo e così bello?"

Orpo mi hanno allargato il mondo

da sinistra: Gran Zebrù, Zebrù, Ortler

C'è del ghiaccio in danimarca

stanca ed infreddolita ma felice con fainista alle spalle

si chiacchiera in un inglese "un tanto al chilo" col fainista che potrebbe benissimo stare d'ufficio in un girone dantesco dalle descrizioni delle sue imprese, si opta per ridiscendere un poco prima di addentare il pranzo dato il vento bastardo che c'è in cima, si cerca di dare nome cognome ed indirizzo a tutte quelle vette, ma sono talmente tante da lassù, che neppure il navigatore satellitare ingoiato dal 3/4 in fasce riesce nella titanica impresa. A quel punto il fainista ci saluta, ci augura buona fortuna (lui, a noi!) e si lancia sulla bici giù di lì. Solitamente facciamo giri circolari, che non ti consentono quindi di meditare su quanta "accidenti" di strada hai fatto. Questo nostro viaggio invece ci fa tornare sui nostri stessi passi del mattino a ritroso ed è per questo che, quando arriviamo alle sei di sera finalmente alla pensione sono ancora lì che mi domando "ma per la miseria quanta strada serve fare per vedere il mondo da uno splendido grattacielo?

Commenti

  1. Quella sensazioni li', che tu hai descritto benissimo, del "non ce la faccio, abbandono" ma poi invece si va avanti e si scopre la meraviglia pura. Ecco, quella li' fatta in montagna resta lezione di vita per tante esperienze a cui poi si va incontro quando si torna in pianura.

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  2. Non ho parole, e lo sai che le parole mi mancano mai, sei riuscita a far parlpitare il cuore per la montagna anche a me che sono incallita pigra!brava Amandamia

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    1. Un giorno o l'altro ti ci porto per monti

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  3. Scusa Amanda, se non sbaglio siete partiti dal rifugio Genziana e senza allenamento vi siete pappati 1500 mt. di dislivello? alla faccia del bicarbonato! altro che infame pietraia.... 'sti giovani d'oggi.

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    1. Beh proprio senza allenamento no visto che ne abbiamo fatti 1400 anche all'ultimo giro, e ti ringrazio per la "gioventù" visto che apparteniamo alla setta dei mezzosecolaristi da mo' 😉

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  4. "Salva immagine con nome" poi ho ingrandito, non t'immaginavo così, hai la faccia di una personcina perbene che non mi riesce ad accostare a quel che scrivi, anzi a come scrivi
    quindi o cambi faccia o cambi stile ma siccome a me lo stile va benissimo così... vedi te.
    Comunque dev'essere proprio vero "per aspera ad astra", arrivare fin lassu con una bella faticata "solo" per vedere quel che si vede è una cosa che andrebbe insegnata a scuola, in una società dover si guadagnano milioni stando in mutande a dare un calcio a un pallone, ammazzarsi di fatica per soddisfazione personale va cacciato nella testa a forza.

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    1. No scusa, mi fai ridere, ma da quello che scrivo sembro una brutta, sporca e cattiva? 😀

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  5. Ah, ma che spettacolo! E che soddisfazione! E io che neanche sono riuscita ad andare al mio monte Devero! Ma ce la farò, una vacanza in Alto Adige è uno dei miei sogni.

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    1. L'Alto Adige per chi ama la montagna è un continente

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  6. Bel racconto davvero ... inutile che ti dica che io con la mia amata bici non andrò mai lassù (l'Alto Adige me lo giro in bici nelle valli).

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    1. Ti consiglio la ciclabile della Val Venosta

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    2. Grazie, la conosco di fama, non sono mai arrivato fino a lì, ma è nei nostri progetti, le ciclabili dell'Alto Adige sono le nostre palestre (magari ci hai visti dal treno).

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  7. Mi hai fatto ripiombare in quel mondo, con po' di invidia. Perché fino a vent'anni fa arrampicavo e poi un brutto incidente in moto non me lo ha più permesso. Ogni tanto vado ancora in montagna, ma ho meno resistenza.

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